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Info sul legno e sul restauro

Questa sezione è dedicata a coloro che vogliono approfondire la conoscenza delle tecniche costruttive e di restauro dei mobili.
Ciò può essere utile, oltre che per cultura personale, anche per cimentarsi con piccoli interventi di restauro e per potersi esprimere correttamente quando si parla di arredo.

IL MASSELLO
Chi ha in casa soffitti con travi a vista o un vecchio mobile di famiglia, avrà notato che il legno si fessura e si muove in continuazione. Non è difficile in una calda giornata estiva sentire schioccare una trave. Questo avviene perché il legno massiccio è un materiale “vivo” che anche dopo tantissimi anni risente di tensioni interne, sia longitudinali che trasversali alla venatura.
Le sue fibre infatti sono sensibili al tasso di umidità dell’aria e possono asciugarsi, e quindi restringersi, o assorbire umidità e perciò dilatarsi.
Tutto ciò può causare deformazioni e torsioni nella struttura massiccia oppure delle fessurazioni, specialmente nelle congiunzioni di due parti di mobile.
Questi fenomeni si possono in buona parte risolvere con l’essiccazione del legno, processo lungo e complesso che richiede una grande conoscenza delle tecniche e della materia prima. Bisogna tuttavia tener presente che un mobile di legno massiccio subirà sempre un processo di adattamento all’ambiente, addirittura al micro clima di una determinata abitazione. Ciò è tanto più vero in un manufatto che viene da un paese tropicale, come la maggior parte dell’arredo etnico, in cui il clima è estremamente umido.

COME TRATTARE FESSURAZIONI E CREPATURE
Se la fessura o la crepa è molto piccola e sottile si può chiuderla con uno stucco a cera, che verrà steso strofinandolo contro la parte del legno da riparare e poi levigato con un panno morbido e pulito. Questo stucco si trova normalmente in commercio già in varie colorazioni.
Per fessure un po’ più consistenti si procede prima alla pulizia dei bordi – con una lama sottile – per togliere le impurità. Si stende quindi del nastro adesivo di carta su entrambi i lati della fessura per non sporcare le altre parti del mobile. Si procede infine alla stuccatura, avendo cura di lasciare lo stucco leggermente abbondante perché cala quando asciuga (ci riferiamo agli stucchi a base acquosa e polvere di legno). Una volta asciugato lo si deve levigare con una carta vetrata a grana fine per prepararlo all’eventuale lucidatura. Se la fessura è particolarmente grande è consigliabile utilizzare del legno al posto dello stucco, in questo caso però l’intervento di un professionista è d’obbligo.

LUCIDATURA
Dopo ogni tipo di restauro che comporti l’uso di legno o di stucco, non quello a cera, bisogna procedere come si è detto alla levigatura – se l’intervento è di modesta entità può anche essere sufficiente passare un po’ di paglietta di acciaio molto sottile al posto della carta vetrata – poi va ritoccato il colore usando mordenti o aniline all’acqua di tonalità simile al mobile. Nell’accompagnare il colore della parte restaurata bisogna tener conto che l’eventuale verniciatura altera, di solito rendendola più scura e brillante, la tinta del legno grezzo. Sarà quindi utile fare delle prove preliminari.
Effettuato il ritoccato si procede con gommalacca, cera o altra vernice secondo la finitura del mobile. La maggior parte di questi prodotti si trovano in drogherie specializzate.

MACCHIE DI ACQUA O DI ALCOOL
A volte un vaso bagnato d’acqua o un bicchiere sporco di alcolico lasciato per lungo tempo su un piano può lasciare un alone biancastro. Ciò accade soprattutto su mobili rifiniti a gommalacca o a cera vergine: non bisogna dimenticare che questo tipo di finiture naturali sono sicuramente più belle e non tossiche, ma allo stesso tempo più delicate di una qualsiasi vernice a base sintetica. Sono infatti meno durevoli e meno resistenti agli strisci e si possono appunto macchiare. La prima regola per preservare quindi la naturale bellezza di queste lucidature è di avere una maggiore attenzione e cura.
Nel caso comunque di macchie di questo tipo si consiglia di passare la zona con paglietta di acciaio molto sottile, ritoccare la tinta con mordenti o altri coloranti, procedere infine con la lucidatura.
Nei casi più difficili, quali macchie di inchiostro, acidi, bevande calde o bruciature, sarà necessario sverniciare e ri-lucidare tutta la superficie.

STRISCI
Qualsiasi restauratore sa che è meglio un mobile con una gamba rotta piuttosto che strisciato sul piano. Gli strisci infatti sono molto difficili da sistemare, soprattutto se oltre alla vernice hanno inciso anche il legno. Di solito è necessario fregare il punto rovinato in modo profondo per pareggiarlo con il resto della superficie e procedere poi alla lucidatura di tutto il piano.
Nel caso in cui lo striscio sia però superficiale o in una parte poco visibile, per esempio sul fianco del mobile, si possono ottenere degli ottimi risultati utilizzando dei pennarelli o degli oli da ritocco. Sono prodotti facilmente reperibili in drogheria o negozi di ferramenta, facili da usare e dal prezzo molto contenuto. Bisognerà solamente scegliere il colore più simile al mobile da ritoccare ed avere l’avvertenza di strofinare con un panno morbido subito dopo aver applicato il prodotto, in modo da sfumare il ritocco stesso.

AMMACCATURE
Questo tipo di problema richiede quasi sempre l’intervento di un restauratore professionista che di solito riempie la cavità creatasi con un pezzetto dello stesso legno con cui è fatto il mobile da riparare, chiamato tecnicamente tassello. Per un danno leggero invece si può tentare di far “rinvenire” il legno ammaccato tamponandolo con un panno umido riscaldato con il ferro da stiro. In questo modo si cerca di far assorbire progressivamente al legno il vapore acqueo per aumentare così il volume delle fibre che sono state schiacciate.

CASSETTO CHE FATICA A CHIUDERSI
La dilatazione del legno ne è la causa più frequente. Dopo aver verificato quale parte del cassetto tocca la struttura del mobile, si procede a fregarla, a mano o per mezzo della levigatrice, con una carta sufficientemente abrasiva. Una volta ripristinato il funzionamento si ricolorerà la parte fregata.
Per mantenere comunque un buon scorrimento dei cassetti, privi di meccanismi in metallo, è buona regola sfregare i fianchi e le guide con paraffina (una candela va bene).

TARLI
Ecco il grande nemico dei nostri mobili vecchi! In realtà questo insetto misura solo pochi millimetri ma è in grado di provocare gravi lesioni agli alberi e ai manufatti di legno in genere, essendo un formidabile divoratore della cellulosa e della lignina contenute appunto nelle fibre del legno.
Normalmente si crede che i caratteristici fori che provocano i tarli siano il punto di ingresso dell’insetto ma in realtà è quello di uscita, ciò significa che il danno ormai è stato fatto.
La sua riproduzione inizia infatti quando la femmina, dopo essersi trasformata in una piccola farfalla (generalmente ciò avviene in tarda primavera), esce e va a deporre alcune decine di uova nelle piccole fessure naturali di un altro manufatto di legno. Una volta dischiuse le larve penetrano attraverso micro gallerie nella polpa legnosa e vi stazionano fino a metamorfosi completa. A questo punto inizia il vero e proprio sviluppo dell’insetto che incomincia a mangiare creando le caratteristiche gallerie e provocando quegli inconfondibili mucchietti di polvere di forma conica.
Per fortuna i tarli sono sempre meno diffusi nelle nostre case, grazie ai trattamenti che vengono fatti sul legname prima del suo utilizzo e grazie anche alle vernici che rendono lisce le superfici; come si è detto l’apparato ovopositore della femmina necessita di micro fessure per deporre efficacemente le uova (per esempio la laccatura nei vecchi mobili cinesi era, ancor prima di un modo per abbellirli, un’ottima difesa contro questi insetti). Inoltre il tarlo predilige ambienti umidi e silenziosi per svilupparsi e queste sono condizioni che normalmente non ci sono più nelle nostre case (si pensi che basterebbe il ticchettio di un metronomo per rendergli un mobile indesiderabile).
Se dovesse presentarsi comunque questo problema non ne siate terrorizzati, i tarli non vi mangeranno tutta la casa! Esistono infatti in commercio prodotti efficaci – anche atossici a base di permetrina – che si possono dare a pennello sulla parte infestata. Basterà avere l’accortezza di avvolgere accuratamente il pezzo trattato nel polietilene (la pellicola che si usa anche per proteggere gli alimenti) in modo da non lasciar passare l’aria e creando così una sorta di “camera a gas”: dopo un paio di settimane nella maggior parte dei casi il mobile è stato disinfestato. Nei casi più resistenti si dovrà ripetere l’operazione o rivolgersi altrimenti a laboratori specializzati che sono oggi in grado di risolvere definitivamente il problema.